LA MALATA IMMAGINARIA


Mi sembra di essermi ripresa oggi...ancora un po' di dolorini sparsi casualmente qua e là, ma nel contesto sto bene,sto abbastanza bene.

Sì perchè fino a stanotte sono stata AMMALATA.

Fa ridere perchè proprio pochi giorni fa consideravo con la Longa che era da un bel po' che non mi passavo una bella influenza come si deve, e sogghignavo sotto i baffi pensando che mi ero fatta più furba, portandomi maglioncino e sciarpina nei momenti giusti e abusando di propoli al minimo sentore di mal di gola.



E invece: ZAC! Una serie di fattori sconosciuti (maledetta biblioteca con aria condizionata a 15 gradi Fahrenheit) mi hanno costretta in cattività per due lunghissime giornate.

La prima sera ho pensato: cosa c'è di meglio di un filmetto in tutta tranquillità, mangiando cioccolata sotto una coperta? MMMH...

Nella realtà è andata così:

-l'unico film appena iniziato che Sky (mannaggia a lui) proponeva era Il codice da Vinci. No comment. Penso che mi abbia fatto aumentare la febbre con curva esponenziale. Verso la fine ho pure chiuso gli occhi per censura personale...non se ne poteva più! Ero ben consapevole che non fosse un gran film...a quanto pare i produttori no! Hanno voluto farne un kolossal, stiracchiando e strascicando il finale. Inaudite sofferenze. Ho spento prima della fine ufficiale (cosa che solitamente non faccio, va contro i miei ideali)

-a metà serata ha cominciato a tuonare e piovere di brutto. Porte e imposte che sbattevano...rumori strani. Non ho mai avuto paura di stare a casa da sola. Mai fino a quel momento. Sentivo i passi: paranoia totale.

-dulcis in fundo: di cioccolata nessuna traccia.



Ho deciso di andare a dormire. Quando hai la febbre la pelle è più sensibile...avrei voluto un massaggio o anche solo una carezza, invece niente. O meglio: nessuno.

Mi sono svegliata rintontita undici ore dopo per scoprire che la mia cagna Raissa, che voleva uscire ormai da un'eternità, per punirmi aveva vomitato sul parquet. Ci ho riso sopra: delirio tremens.



In realtà a me piace essere malaticcia...tutti ti compatiscono, sono ai tuoi ordini, puoi dormire tutto il giorno, mangiare quanto e quando vuoi, leggere in quantità e vedere film uno dopo l'altro, finchè non ti si sciolgono gli occhi...

Ma quando c'hai da studiare per un esame-cazziacidi,non è bello!



Tuttavia pare sia passato, anzi non dico niente sennò porta sfiga.



Provo a studiare e spero che le parole non facciano gli scherzetti di ieri sera: si mettevano le une sopra le altre a formare castelli medievali o chiese gotiche, e io non riuscivo più a leggerle!

EEEH... Non ci sono più le parole di una volta.

sottosoprasotto


Senza nome

Inciampata in un vuoto di coscienza
la mia me sta faccia a terra
illudendosi di ritrovarmi
ora su un lato, ora sull'altro.
Respira calma sotto coperte d'inquietudine,
i suoi sogni sono pròtesi di banalità.
Ah! pensava, ella, di aver afferrato ciò che sfugge!
L'istante non si possiede, si accarezza.
Lei ancora non sa, non rivelatelo...



ma non la senti, sciocca, l'ansante presenza che pesa e affonda lentamente l'artiglio nel tuo giardino privato?
ma non le vedi quelle sbarre, i limiti che ti defiscono e incattiviscono, laggiù, dietro il simulacro di pelle e capelli che hai costruito tempo addietro?


non lo so dire, non lo so dire.
sorgente di fasulle acque! esse non spengono la sete, il Desiderio si estende, sommerge nidi e tane... infine sarà tardi per rimediare.
la mia me guarda e sorride, ma non con gli occhi. quelli stanno immobili, fissi su un orizzonte che è al di là, e altrove, non ci è consentito. i suoi occhi non le appartengono più, ora eros ha piena padronanza.
dunque sognamo carni tenere in cui addentrarci, per perdere in Altro quei timori brucianti che, allorpiù, definiscono con sempre maggior precisione i nostri margini...


bah...le solite cose...vomito parole che mi fanno male, poi sto un po' meglio.

Oggi sono come immobile, sto ferma come l'aria prima del temporale, aspetto.. e nel vuoto rieccheggiano immagini di sogni e di realtà sognate.


Non ho più alcuno stimolo oggi, la vanità di ogni azione mi urta come un'offesa. Sento tutto ovattato e i miei occhi mettono a fuoco con fatica...

Questo è il fatto: sono incastrata in una maschera, avvolta dal costume che io stessa mi sono cucita addosso,che ora stringe e non mi fa respirare. Questa sono...fingo e recito e vago tra altri personaggi, attendendomi da loro la soluzione alla mia insoddisfazione di fondo che mi rende instabile. Vorrei solo perfezione e vorrei che ci fosse sempre luce..vedendo l'ombra,l'inevitabile decadenza di ogni fantasia applicata al reale,volgo il mio sguardo altrove. Getto da parte il personaggio,fonte della mia illusione e conseguente disillusione, come fosse una marionetta, un pupazzo senza vita. Vorrei poter piangere,ma questo costume,la mia parte non me lo permette...E in fondo mi va bene così e lo so, perchè non rischio di cadere nell'abisso,mi mantengo sempre abbastanza in equilibrio.

Però è in giornate come questa che la vanità del mio vivere si manifesta e mi riscopro come meraapparenza.
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PERCHE' STUDIARE FILOSOFIA - ovvero: tentativo abozzato e malriuscito di cambiare prospettiva.

Si parte dall'uomo.

Uomo come 'animale razionale'? Cosa distingue l'uomo dagli altri enti in questo mondo? Egli riesce a concepire il suo appartere all'essere, ha la consapevolezza di esistere, e da ciò oltretutto deriva la sua concezione della morte. Questa sua caratteristica gli ha permesso di sviluppare le svariate forme di cultura e conoscenza che oggi quasi ci schiacciano con il loro peso. Non sarà forse un suo dovere, quasi una missione, il dover dare i giusto peso a questa capacità,solo a lui assegnata, che gli permette di vedere con occhio della mente la sua intera esistenza dall'esterno?

Noi vediamo questa nostra nascita, quando una parte del Tutto si distacca e individualizza in un organismo, microcosmo all'interno del macro...e vediamo pure il nostro ritorno al Tutto, e grazie a ciò possiamo affrontare la nostra vita con la coscienza del passato, dell'attimo presente e del futuro, per il quale molto spesso modifichiamo le nostre azioni. Il suo fine sarà quello di potenziare al massimo ciò che lo distingue da gli altri esseri, scavare sempre più a fondo, rendendosi conto infine di trovare solo se stesso: prima e originaria esperienza è quella di se stessi, della propria individualità.

L'uomo è mero prodotto delle sue esperienze? Molte le tesi a favore, la scienza ci dà buone motivazioni per crederlo. Tuttavia,la prima e dunque fondamentale esperienza è quella del proprio Io. Ho consapevolezza del mio essere in quanto sono uomo. Non importa se ricerche scientifiche dicono che la cosiddetta 'coscienza' si acquisti solo al secondo anno di età, non importa il momento preciso in cui l'essere umano ha le capacità fisiche per poterlo pensare: cogito ergo sum. Ciò che importa è che anche il bambino appena nato è potenzialmente uomo, il suo corpo è un abozzo. Come la piccola pianta di ciliegio per i primi anni non farà ciliegie... questo non significa che il ciliegio non sia albero da frutti.

Allora l'uomo, avendo come conoscenza prima, originaria e generatrice l'autocoscienza, che è poi l'ambito unificatore, una sorta di contenitore all'interno del quale vengono immagazzinate e ordinate tutte le successive esperienze, ha il dovere di interessarsi riguardo la domanda fondamentale che distingue e sublima l'animale uomo.

Facendo così, egli porta a compito la missione assegnatagli, ampliando al massimo il suo orizzonte conoscitivo, valorizzando la sua condizione che ad un primo sguardo potrebbe sembrarci misera.

L'uomo deve svincolarsi dalle concezioni del suo tempo, da quelle verità relative che gli vengono inculcate come assolute, deve soppesare il potere della sua mente, deve fidarsi di ciò che gli dice il suo cuore.

Costruire una teoria di vita, curare la propria visione delle cose, lasciarsi turbare dalle domande assilanti e inquietanti, fornire alle cose il giusto peso, esistere non perdendo mai di vista il fatto di poterlo dire: sto esistendo, SONO... Cercare di penetrare il mistero noi che possiamo farlo, noi che possiamo dirlo ESSERE e allora facciamo ciò che è proprio della nostra essenza, caratteristica peculiare dell'uomo: pensiamo l'essere, pensiamo e basta.



continua....



P.S.:ogni critica, entro i limiti dettati dal decoro e rispetto reciproco, sarà ben accetta... URSU',COMMENTATE

E' attraverso il dialogo che si giunge alla verità.



Una vita senza ricerca non è degna per l'uomo di essere vissuta. (Socrate)



Se non avrai nemici significherà che hai sbagliato tutto.(Arpino)

RELAZIONE UNIVOCA SPIRALEGGIANTE


Faccio la commessa, la studentessa di filosofia -ben poco ultimamente-, faccio la confidente sorridente e compiacente, faccio anche la figlia,la mediatrice,la matura.

Fingo di capire,annuisco e sfoggio la mia possente dentatura. Ammicco anche, mi atteggio, affettata come un san Daniele -tagliato fino,grazie.-

Mi pavoneggio talvolta, volontariamente emano profumo, e poi in solitudine annichilisco e mi arrotolo, aggroviglio intestino e pensieri in un mix letale...

Poi parlo e parlo, alcuni apprezzano, altri si allontanano: mi autoconvinco che chi si allontana sia un vile cialtrone, plebeo sporco della peggior specie.

Considero, argomento, giudico...a volte le parole scappano e io arrossisco, o almeno credo di arrossire, ma poi non succede nulla e me la cavo svincolandomi.

Mi piace vagare e lasciare aperte più possibilità, vorrei poter decidere della mia sorte nell' attimo stesso, esigo mancanza di restrizioni, detesto i programmi.

Cammino per le strade, canto, guardo chi mi guarda, a volte qualcuno mi fotografa pure -ieri,di fronte al 36-.

Attacco costumi agli appendini e guardo il cielo...

Voglio stare sola, non mi sento bene tra quella gente, tutto mi scivola addosso e nulla più permane.

Mi ripeto che è solo un momento, passerà vedrai. Torneranno tutti prima o poi.

Il mio amico tornerà.

Torni,amico?

IO ti sto cercando...anche se nell'infinità delle mie azioni sembra non ci sia spazio per te...e invece sei come un basso continuo, una tacita eterna richiesta.



Sono stufa di piegare magliette pensando a cosa indossare di sera. Mannaggia,torna,e che caspita! In fin fine sono anche un poco contrariata, amareggiata e intristita. Bah! Vuoi che ti spieghi perchè?!?



Avvicina il tuo orecchio alle mie labbra, ti sussurrerò ciò che vuoi sentire e suonerà armonica come un'arpa la mia voce, delicata come la brezza nei campi gialli di grano, avrà il sapore intenso e sconvolgente e adrenalinico dell'estate.



Cosa c'è di più erotico di ciò che è sul limite?

Un frutto raggiunge il suo apice se sta al limite tra maturità e marciume. Il segreto sta nel rendersene conto, mettendo da parte i pregiudizi infantili.

Mangialo, anche se ti fa impressione: sii uomo!

Bah, io ritorno ad aggrovigliarmi.

Ciao.

salice

Ho voluto solo contemplare

distante

protetta da fronde
che mirano al suolo con ridente mestizia
e si vestono di verde quando è festa.


Regina delle ninfe!

Ella tende al terreno
ma si ostina
a lanciare
il suo sguardo verso la luna.

incastrata

Com'è lì da voi? Si sta bene là dentro?

Qui a volte manca l'aria, qualcosa preme proprio sotto le costole ma non è che faccia male. Ma sì, sopportabile...non voglio lamentarmi.
E' che poi a volte succedono cose che non comprendo, che non accetto ma avvengono comunque, sputando arroganti sulla mia "volontà" umiliata.
Allora mi rendo conto di quando io non sia esclusivamente l'io di cui sono cosciente.
Eh no, io sono molto di più.
Qui dentro ci sono abissi, cavità, porte segrete chechissàdoveconducono.
No-no non è mica un terreno ben assestato, tanto che a volte si rischia di inciampare, bisogna starci attenti a non perdersi a guardare le farfalle che svolazzano tutt'attorno.
Reazioni inaspettate, atti che in prima persona mi soprendono, pure i pensieri mi si rivoltano contro. Che posso fare, se non stare a guardare ed attendere di riottenere finalmente il controllo?
Eccomi, sono qui e aspetto pazientemente che questa leggera pressione al petto si affievolisca via via. So perchè si è presentata, ma non capisco il motivo.
Forse nostalgia.
Nostalgia di quando davvero credevo che il suo amore mi avrebbe portata a viaggiare su nuvole rosa, di quando vedevo noi rischiarati da luce irreale e tenue,seppur nell'oscurità, di quando sentivo che non potevo voler altro che sprofondare nei suoi pensieri, immergermi nel suo sguardo morbido, annegare nei suoi tocchi fluidi armoniosi sinusoidali...

Mi smarrivo in spirali di voluttà senza alcuna remora,
per la prima volta era giusto così,
e tutte le parti di me cantavano all'unisono il suo nome,
e non c'era in me più alcuna frattura,
potevo pure fermarmi ad ammirare il colore delle farfalle che svolazzano tutt'attorno.

Ma poi che è successo?
Alla mia domanda risponde solo un'eco vuota, che risuona nelle mie viscere e spinge sul diaframma e non mi fa respirare.

E così sono senza alcun dubbio incastrata in qualche ansa del terreno, perchè non voglio ammettere una realtà, perchè se dovessi farlo ci rimetterei il piede come minimo.

alfabeto

abc




Altezzosa Baccante, Cantante Dubbiosa E Fattucchiera-Gatta Ha Illimitata Lussuria Ma Non Ostenta Provocazioni, Quando Racconta Svela Turbamenti; Urge Verità Zampillanti.



De Chirico: MALINCONIA a Padova


immagine850201[1]Piazza deserta,due figure sullo sfondo che si allontanano senza parole, senza fretta, verso l'ignoto.

Prospettive ubriache di silenzio.

Ombre allungate da un sole malato che debolmente manifesta la sua presenza ambigua.

Dov'è quel sole che più che illuminare, scurisce e confonde?

L'eterno femmineo abbassa gli occhi, non risponde, funerea è la sua immobilità, statuario il suo corpo.

Smorfia malinconica scolpita sulle sue labbra.

Orizzonti vuoti.

Fantasma, apparizione, parvenza, ombrosità, miraggio.

Lui è lì dietro e attende.

Il suo respiro si può percepire come spostamento d'aria.

Emozionalità rarefatta:

non posso muovermi.


legende


cello[1]

Tratta Padova-Bologna

Vastita' di verticalita' verdeggianti
punteggiate da rossi rifugi squadrati
sotto cerulei sfondi
dolcemente macchiati

da spumeggianti presenze.



storiella su messenger - IL RICCIO RICCO


un piccolo riccio,alla mattina di un giorno assolato, decise di partire alla scoperta del mondo.

prese con sè tutti i tesori che aveva accumulato nella sua breve vita: una ghianda grande e lucidissima, una scheggia di vetro verde e un tappo di bottiglia bianco.

fece un lungo sospiro rimirando per l'ultima volta la tana dov'era cresciuto, una cavità ai piedi di un ciliegio in fiore...


il piccolo riccio partì.

camminò attraverso campi sterminati, facendosi faticosamente spazio tra papaveri e grano...
superò anche strane strisce di terra dura e grigia, che scottava sotto le zampine.
si fermò sotto una quercia, accaldato, vicino ad un casale.

stava riposando quando sentì un grugnito provenire da una casetta di assi vicino al casale
corse a vedere quale strano animale poteva nascondersi lì dentro, e perchè emettesse quel buffo rumore...

l'animale era un grosso maiale rosa dal muso amichevole. sembrava tanto triste..
il piccolo ricco gli chiese il motivo delle lacrime che gli bagnavano le guance paffute, e il porco rispose:

grugn grugn i miei padroni grugn sono arrabbiati con me grugn perchè hanno detto che non ho misura in quello che faccio grugn e che non mi pongo mai limiti e che ora sono grande caspiterina sarebbe ora di mettere la testa sulle spalle ed essere più razionali nelle scelte che si fanno

e insomma grugn hanno deciso di mettermi a dieta per un po' per farmi capire che non è il caso di abbuffarmi tutte le volte che mangio

ma io ho fame.....capisci piccolo riccio?

il mio stomaco brontola e se ora avessi anche solo una ghianda la mangerei lentissimamente e me la gusterei fino a stasera, lo giuro.

il piccolo riccio fu impietosito dalle triste storia e decise di donare il suo tesoro al povero maialotto

che però non mantenne la promessa

si ingozzò la ghianda in un lampo e ricominciò a grugnire e compatirsi

il piccolo riccio ci rimase male, ma salutò educatamente il maiale e ripartì verso la sua meta indefinita

poco più avanti sentì provenire un grido d'uccello da un cespuglio. corse subito a vedere se c'era qualcuno in difficoltà, ma si trovo d'un tratto davanti a sè un gattone enorme con un sorriso spaventoso

si spaventò e fece per appallotorarsi su sè stesso puntando i suoi aculei, ma il gatto cominciò a parlargli con voce suadente...

mmmma ciaaao piccolo riccio
non ti voglio fare del male, io sono un gatto buooono non lo vedi?? io sono anche trooppo buono e soffro quando la mia natura mi costringe a fare del male ai poooveri piicoli animali indifesi...

solo che non ci posso fare nulla sai? noi gatti siamo cattivi perchè abbiamo le vibrisse: sono loro che ci spingono ad aggredire i poooveri piiiccoli animaletti...

mmmio caro amico io ci ho provato in tutti i modi a togliermele, mmma non ci sono riuscito...

e mentre parlava i suoi baffi vibravano minacciosi...

il riccio si fidò delle parole del grosso gatto rosso, e gli donò il suo secondo tesoro per permettergli di potersi tagliare via quei baffi, fonte delle sue azioni malvagie.

il pezzo di vetro era lungo e affilato, appena il gatto lo prese in mano il riccio capì che era stato preso in giro e che era caduto vittima della furbizia del micione.

in due salti il gatto raggiunse il cespuglio dove finalmente con la sua nuova arma avrebbe potuto raggiungere l'uccellino nascosto tra i rovi intrigati...

il riccio si maledì per la sua ingenuità, versò una lacrima e scappò veloce lontano da quel gatto tanto cattivo quanto furbo.

camminò ancora per ore...era triste e assetato.

finalmente raggiunse uno stagno dove pote' abbeverarsi.

qui incontrò un vecchio rospo che si rispecchiava nella superficie dell'acqua e singhiozzava.

raccontò al riccio il motivo del suo dolore:

era stufo di essere un brutto e viscido rospo e aveva sentito da alcuni suoi amici che i rospi potevano riscattarsi dal loro destino diventando affascinanti principi...

il riccio gli chiese com'era possibile una cosa del genere...a lui sembrava un'assurdità!

il rospo rispose serio e un po' offeso che non sapeva l'esatto procedimento...ma....vediamo...cosa possiede un principe, che lo distingue dagli altri?

il riccio rispose: la corona!

il rospo annuì soddisfatto, indicando il tappo di plastica che il riccio si portava appresso

il piccolo riccio si fece convincere anche stavolta e donò il suo terzo e ultimo tesoro al veccchio rospo brontolone

che lo indossò

ma non successe nulla.

anzi, il rospo vedendo la propria immagine immutata, si arrabbiò e fece un lungo balzo per gettarsi nell'acqua melmosa, così facendo fece cadere il tappo nelle profondità dello stagno

il riccio rimase solo.

si era fatto buio, le ombre erano lunghe e i primi grilli cantavano

il riccio decise di tornare a casa...


non si sentiva abbattuto

aveva perso i suoi tesori, questo è vero, ma ne aveva acquistati altri:

aveva capito che non è bene dare fiducia a tutti quelli che si incontrano sulla propria strada

e aveva compreso anche che quelle che sono le caratteristiche distintive, la natura propria delle persone, non possono cambiare mai.

quella notte dormì nella sua tana e si sentì più ricco del giorno precedente.

the end

Lynn-Bianchimi sento schiacciata...sono qui sotto altre Giulie che vogliono dire la loro ma lo fanno contemporaneamente e c'è un gran frastuono...

allora chiudo gli occhi che bruciano e mi lascio avvolgere da quest'afa che fa scorrere lente le riflessioni.

c'è gente che si nasconde dientro (dietro+dentro) le parole, parole lunghissime e complicate, ci si nasconde dietro. c'è gente che parla troppo e non dice nulla.

io vorrei essere trasparente ma alla fine quello che vorrei dire lo lascio aleggiare nell'afa, sperando che qualcuno lo colga,quel fiocco di polline bianco.

Seduta lì, immobilizzata, senza respiro.

Ogni muscolo teso in attesa, non intendevo tendere allo sconforto, eppure successe, mi colpì con il primo colpo e mi trovò colpevole.

Tremavo: era vibrazione profonda che risaliva in superficie, scandagliava indagatrice le mie celate illusioni e trovava in me adeguata risonanza. Pulsione, fuoco, nebbia nel mio sguardo.

Gelosia di quell'amore finito in lutto, rimorso che si tramuta in follia, ora soave ora temibile il suo respiro.

Voce che pare suono, immagine musicata, melodiosa visione.

Pazza, pazza la mia mano, che tentava di seguire le sue, in un vortice d'emozione nefasta.

Rammemorare quelle impressioni che ho tatuate nel corpo è stato letale.

Ciò ha significato riscoprirmi innamorata del violoncello.





cello


KIRKEGAARD

l'uomo è spirito. ma cos'è lo spirito? lo spirito è l'io. ma che cos'è l'io? è un rapporto che si mette in rapporto con se stesso.3-2-The-Madonna-Munch





l'uomo è sintesi dell'infinito e del finito, del temporale e dell'eterno, di possibilità e di necessità, insomma, una sintesi. una sintesi è un rapporto tra due elementi, il rapporto è il terzo come unità negativa, un rapporto in questo senso è, sotto la determinazione dell'anima, il rapporto tra anima e corpo. se invece il rappoto si mette in rapporto con se stesso, allora questo rapporto è il terzo positivo, e questo è l'io.


DIBATTITO SULLA SIMMETRIA

simmetria


In questa lettura il filosofo mette in evidenza le conseguenze che si hanno quando il principio di simmetria, presente nella mente umana, s’impone ad ogni altro criterio logico come avviene nel pensiero schizofrenico.


I. Matte Blanco, L’inconscio e l’infinito


Incomincerò lo studio degli effetti del principio di simmetria considerando in primo luogo la sua azione sull’insieme dei numeri reali. Non mi soffermerò a considerare che cosa è un numero, né se il concetto di ordine è parte integrante di questo. Personalmente non trovo convincente la definizione di Bertrand Russell, tuttavia per i nostri scopi attuali è sufficiente tenere presente la sua affermazione che gran parte della matematica richiede la nozione di ordine.


Consideriamo adesso l’insieme dei reali nel suo ordine naturale, cioè secondo grandezza. Questo è unordine totale definito per mezzo della coppia di relazioni asimmetriche precede-segue o minore-maggiore. Supponiamo adesso che a un certo momento subentri in questo insieme la validità del principio di simmetria. Allora, 1 è minore di 2 implica che 2 è minore di 1: 2 è minore di 3 implica che 3 è minore di 2 e cosí via. Si può facilmente vedere che, siccome lo stesso vale per ogni coppia di numeri reali, risulta in conseguenza che ogni numero è maggiore e allo stesso tempo minore di ogni altro numero. Poiché nella matematica “normale” nessun numero può essere allo stesso tempo piú grande e piú piccolo di un altro, ci troviamo cosí davanti alla sostituzione di un’incompatibilità con una compatibilità. Ci si domanda allora: “che cosa rimane in questo caso del concetto di numero?” Non voglio pronunciarmi adesso se scompare o no. È sicuro, però, che la maggior parte, forse la totalità dell’uso che si fa del numero in matematica scompare dalla circolazione e in conseguenza scompare anche gran parte della matematica.


Facciamo adesso un elenco delle altre cose che scompaiono quando vale il principio di simmetria:


a) Lo spazio, che è concepito come un ordine totale di punti.


b) Il tempo, che è un ordine totale di istanti.


Infatti, se il punto a precede il punto b e questo a sua volta precede a, possiamo, forse (un gran forse!), non negare l’esistenza dello spazio, ma certo non possiamo farne alcun uso. Lo stesso vale per il tempo se l’istante a precede l’istante b e anch’esso precede l’istante a.


c) Essendo il principio di simmetria incompatibile con lo spazio e il tempo, lo è anche con il movimento,


d) con ogni successione,


e) ogni cambiamento, e quindi


f) con la vita


g) con il pensare


h) con il morire.


devils


"...i am the mask i wear."


NEBBIA


112879IoQN_wmi sforzo di estendere il mio sguardo all'orizzonte. orizzonte indefinito che mi sfugge, mi sfugge e io non posso afferrarlo e sono infangata impantanata in un presente che non soddisfa e che illude, che mi sfiora e sento un brivido -brr- e nemmeno mi accorgo di essere viva talvolta.


sono incompleta, indefinita, inconsistente.


sono e non sono,mi sento vuota, assente, fluttuante...mi concentro e cerco di mettere a fuoco ma,nel momento in cui lo faccio, tutto è fantasma e tutto è nebbia.




is there anybody out there?


Kundera che dice?

(...) in quell'istante mi dissi che anche noi due eravamo stati gettati su quella piazza stranamente deserta, col giardino e il ristorante, che eravamo stati gettati lì irrevocabilmente; che anche noi eravamo frammenti staccati da chissà dove; che inutilmente cercavamo di imitare i cieli e le altezze, perchè tanto nessuno ci avrebbe creduto; i nostri pensieri e le nostre parole si arrampicavano inutilmente verso l'alto perchè le nostre azioni erano basse come quella stessa terra.

Magritte_pomme


no non piango. mi è solo entrato un moscerino nell'occhio.

é tutto il giorno che il mio cellulare non si comporta come dovrebbe. io lo guardo,fulminandolo. anche un pirla capirebbe. eppure il nome che vorrei leggere non compare. e allora forse è che ha dei problemi la mia compagnia telefonica...sì sì può darsi! passo a wind. domani passo...e basta sentimentalismi anche per queste stronzate. eh...però...vodafone è tutta intorno a me,mi avvolge con il suo rosso pathos,non mi lascia scampo...che posso fare? l'arancione melone di wind mi disgusta...

eppoi chi prendo in giro? lui non chiamerà. ed è proprio questo che mi fa impazzire.


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lui deciderà di ritirarsi nel suo guscio,al sicuro. eviterà così ogni rischio,si sentirà tranquillo. dormirà,mangerà,penserà, evitando sempre qualsiasi contatto col circostante, stando bene attento a non uscire troppo dal riparo. e finirà col pensare di essere l'unica persona su questa terra, l'unica forma di vita, perchè degli altri possiede solo una vaga immagine, immagine che si muove ma non per questo ha esistenza effettiva. solipsismo per lui. esilio volontario. addio...


lei rimarrà a guardarsi attorno,mentre il cielo gocciola,si sentirà smarrita,però solo per poco. poi correrà via veloce, rischiando di scivolare nelle sabbie mobili. si salverà. troverà calore da un'altra parte, come ha sempre fatto. cancellerà il ricordo di lui, vivrà bene comunque. sorriderà. ballerà. farà l'amore. un giorno si innamorerà pure. forse. perhaps perhaps perhaps...


riva del garda

I miei ritorni a Riva mi sconvolgono sempre un po'.

Mi sorprende sempre notare quanto i "fili invisibili" siano ancora efficaci.
La mia volontà s'intimorisce di fronte ad una forza ben più antica, profonda, distruttiva.
No, non perdo più il controllo, questo no. Ho imparato a mie spese a soffocare ogni impulso che non ha ragione d'essere...
però lo sento...
mi sospinge come una corrente...
mi si creano immagini negli occhi...
la mia personalità rivela il suo doppio,
qui a Riva.
Quel doppio che tutte le volte a Bologna penso di aver ucciso con la coerenza delle mie azioni e l'equilibrio delle mie emozioni.
E invece vaffanculo no!
Sento le voci talvolta:
-chiamalo e chiedigli di scappare insieme a te, via, lontano da qui, per tendere verso tramonti dorati, tu e lui, soli, finalmente felici. chiamalo, chiamalo è così semplice...-

Per un attimo mi sento conquistata da questa menzogna,
poi ritorno in me, accorgendomi della follia di tutto ciò.
Sono pazza, lui aveva ragione a dirmelo. Ne sto uscendo, e il peggio è passato sì, ma ho ancora delle ricadute. Quando torno a Riva.

Combatto ancora contro fantasmi che dal passato vengono a disturbare il mio sonno.
Ho ancora da capire e risolvere, forse non ci riuscirò mai perchè alcune domande non hanno risposte, o meglio le hanno ma io non potrò mai afferrarle in pieno.
Ho solo ipotesi che si sommano fino a creare una teoria che prendo per vera, la prendo e la utilizzo come fondamento... e se...? Sì, proprio così, crollerebbe tutto.

METAMORFOSI

Tanto tempo fa io non ero io. Ero non-so-chi, ma sicuramente non ero io. O meglio, per quanto riguarda la mia intima essenza, beh quella è rimasta inalterata...la mia coscienza, la mia anima,il mio ideale trascendentale, chiamatelo come volete, quella cosa che senti dentro e ti fa capire di essere un individuo distinto e unico, quella cosa era come è ora.






Ma ecco,c'era tutto intorno a questa mia anima come uno strato di sporco verdastro...una sorta di muffa, un livello basso,infimo,riprovevole di vita. Quasi un parassita. Questo essere a me estraneo si era a tal punto e per così tanto tempo insediato dentro il mio corpo che lo riconoscevo come mio. Mi sembrava nella normalità e allo specchio stentavo a riconoscermi, ma mi convincevo che ciò fosse normale.


Poi un giorno successe che il mondo mi chiuse fuori, mi ecluse. O forse io mi nascosi dal mondo? Era buio anche quando splendeva il sole d'estate, non c'era la benchè minima presenza di colore, sapore o odore. Ero rinchiusa e c'ero solo io. In quel periodo, che ricordo ancora con ansia e ripugnanza, presi coscienza dolorosa di ciò che si era impadronito di me. Dapprima mi fece ancora di più limitare ogni contatto con il circostante, poi decisi che era giunto il momento di affrontare quel morbo che dalla nascita mi aveva eclissato l'anima.


Chiusa lì dentro, nel mio piccolo inferno di seta, le mie lacrime si fondevano ai miei silenzi. Sentivo solo un leggero tremore nel mio corpo, ogni giorno un poco più forte, come se ogni attimo mi avvicinasse sempre più ad un avvenimento che mi avrebbe permesso di rivedere la luce.




Ero chiusa nel mio dolore, in quarantena, da giorni, mesi, anni. Il tempo era impossibile da misurare...


Un attimo il mio cuore sembrò smettere di pompare sangue nel mio corpo immobile. Pensai che quella fosse la morte. Lo pensai e accettai questo pensiero, accettai l'eternità che mi vedeva prigioniera in me stessa. Lo accettai. Una grande calma si diffuse in tutte le mie membra, mi sentii come scogliere in un liquido caldo e vischioso.




Provai un brivido bollente dall'inguine e su su fino ai capelli e giù giù fino alle punte dei piedi. Emanai luce gialla dal petto, la mia pelle era trasparente, lasciava intravedere le vene gli organi i muscoli perfettamente funzionanti e tutti tesi verso quel grande piacere che era lì lì per giungere.




Non c'era luce fuori, proveniva da me. Non c'era sole, ero io la fonte di calore. Mi sentivo viva e quando mi mossi per abbracciare il mondo esterno che mi era stato negato per così tanto, notai che mi libravo nell'aria.




Non avevo più o stesso corpo, le mie zampe erano ali robuste e dipinte d'arcobaleno. Il mio corpo era leggero e sinuoso, i mei occhi percepivano ogni dettaglio più nascosto. Il mio olfatto era altamente sviluppato, sentivo odori di fiori di diverse specie, vedevo colori che quasi facevano male.








Le farfalle vivono molto poco, solo pochi giorni.


Ma quel poco che vivono è di un'intensità che non possiamo comprendere, come un orgasmo continuo che coinvolge ogni organo sensoriare.


Poi si spengono, stanche, sull'unico fiore che sa trattenerle a sè.


Il fiore più bello, profumato, il più esotico e intenso.


Il fiore che le mangia vive senza pietà e che si nutre della loro luce.



Il fiore carnivoro.


PAZZIA,SI SUOL DIRE


madness

io penso. dunque sono. dunque? ...


ma a che penso? aaaaaaaaaaaaaaaa


aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa


aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa


aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa


aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa


aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa


aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa


penso che sto per perdere le staffe in questo mondo.




in questo modo.


penso che è tutto troppo complicato. matassa aggrivigliata pazzescamente aggrovigliata che la guardi e già ti passa la voglia di scogliere i nodi cazzo


e poi mangi uno yogurt alla cigliegia e pensi che non è poi così male sta vita del cazzo che in fondo esistono i piccoli piaceri rigeneranti


sì vabbè


penso che vorrei sprofondare dentro la fenomenologia dello spirito...vorreI potermi perdere là dentro, tutto è sistematicamente ordinato come l'armadio di una borghesuccia snob di mia conoscenza...


le mutandine ripiegate candide nel loro bravo cassetto con un sacchettino di lavanda che si dà tante arie col fiocchetto viola perfetto


arie di lavanda però..


vorrei poter annegare nella mente di qualche tedesco per trovare risposta pronta e validissssssima a tutte le domande insistenti che non mi fanno godere questo yogurt ora


che lo fanno sembrare solo un ammasso di gelatina grasso di pesce schifo blea


prendere coscienza della razionalità del reale, del processo dialettico che si dispiega nella storia...


ma certo! perchè non ci ho pensato prima? era così semplice quasi banale!


è tutto logicamente correlato....e tutto ha la stessa forma di tesi-antitesi-sintesi!!!!


e la negazione è necessaria e non è intesa come male ma semplicemente come negazione che va a conservarsi nella sintesi non si perde la negazione lo sapevi questo eh lo sapevi che la negazione permette alla sintesi di acquistare un qualcosa rispetto alla tesi? lo sapevi?


io mi sa che lo capivo anche senza Lui


mi sa che l'avevo già sfiorato questo pensiero. ovvio non in questi termini però mi era sembrato di intuirlo....tirava uno strano vento non so....


o forse è il profumo di lavanda che mi ha dato alla testa.....troppo forte,per coprire il lerciume della decadenza da cui non si sfugge,cara piccola borghesuccia pignola noiosa


ma lo senti ancora il profumo con il tuo naso rifatto?


ahahahaaaaaaaaaa e me la rido amaramente, uno di quei risolini aspri, una smorfia quasi, che preannunciano un crollo


stiamo attenti


la pace perpetua è concezione ormai di gran lunga superata....




rimane solo un grande boh


CRASH!



persone incuriosite, riunite in gregge. che c'è lì? fammi passare. cos'è successo? un incidente?




persone che belano insieme,impietosite false,solo amanti del macabro. sta male? cosa vedi?




persone che guardano alle disgrazie altrui come ad una benedizione perchè,in quelle occasioni,hanno la possibilità di alzare gli occhi al cielo e tirare un sospiro di sollievo,con un sorriso ben camuffato. con la moto e la pioggia è un pericolo! dio mio!




persone che leggono il giornale,la cronaca locale,e commentano, parlando di niente, fatti veri trasformati in reality,venduti per il raccapriccio amaramente piacevole della gente immune. persone in gregge,una grande unica chiacchera,una grande e sola curiosità. è morto?




voglia di brivido. voglia di pietà. hanno voglia di vederlo coi propri occhi quel cadavere, di annusare il sangue sulla strada calda e bagnata, di toccare la sua pelle gelida e bianca, per poi tirare un sospiro tutti insieme,un solo lungo sospiro,come per accettarsi di essere ancora vivi

tabu'

donnaci sono cose che non si possono dire shhhh non si possono dire mai mai mai. i cosiddetti tabù. però sarebbe bello poterli rivelare,per toglersi il peso.per riuscire ad alzarsi in volo dalla leggerezza. ma non si può. e forse è per questo che gli uomini non volano.


stanotte c'era un merlo nel cortile interno della mia casa,dove le mie finestre si affacciano. questo merlo urlava e piangeva. era disperato. non so forse voleva entrare non so. tuttavia io sono rimasta immersa nel verde,non mi sono mossa,fingendo di non sentirlo mi sono addormentata. e non l'ho fatto entrare. oggi non lo sento più


vado a studiare che è meglio. davvero meglio direi.

mi prendo troppo sul serio?


CelloSchopenhauer: "Ogni grande dolore, sia nel corpo che nello spirito, attesta quel che noi meritiamo: giacchè non ci potrebbe colpire se non lo meritassimo."





Condivido.



E allora è giusto affrontare e risolvere gli errori, per poter finalmente dire addio alle sofferenze che ci si trascina, tentando di ignorare la loro esistenza.

Nulla accade per caso.



Le situazioni avvengono anche per renderti consapevole del tuo passato, affinchè il tuo futuro possa non presentare le stesse anomalie.



Sì sì sembra tutto chiaro, lampante, evidente... Ma allora cos'è l'ignoto che mi spaventa? Forse proprio la necessità verso cui vengo spinta mio malgrado...il bisogno di ristabilire ordine non solo qui e ora, ma anche nel dimenticato, nel rimosso che torna a galla.





Vorrei scappare ora, rifugiarmi tra sette nani, seguire il bianconiglio, perdermi in una foresta incantata...

Vorrei distendermi tra le margherite assaporando il fresco profumo della stagione nuova.

Vorrei addormentarmi sotto un ciliegio fiorito e ascoltare i rumori freschi intatti limpidi.

Vorrei tastare la consistenza docile delicata della sabbia sottile e bianca sotto i piedi, e cantare con tutto il fiato la mia emozione.







Invece sto qui, è freddo, lo schermo non mi parla, domanda solo.


E io come sempre scavo scavo alla ricerca di risposte, la febbre dell'oro mi attanaglia.





Ma è illusione!



Ma è inevitabile!











Se cado,sotto non c'è rete.

25 Gennaio 2007

Ansia...forse troppo caffè? Una volta,quasi in un'altra vita,tanto tempo fa,vivevo con l'ansia perennemente instaurata nel mio essere. Ero arrivata al punto di considerarla parte di me,quella sorta di mancanza d'aria,con il diaframma che spinge e infastidisce in ogni momento. Poi però mi sono divincolata dalla situazione che mi produceva quel malessere sotterraneo e vigliacco...ma ne sono uscita davvero? Oppure è solo un'impressione? Questione aperta.

Mariangela Gualtieri

Invece di studiare....scrivo!


paesaggio con fratello rotto C'è questa poetessa... che un giorno ho avuto il piacere di conoscere ad uno spettacolo della compagnia Teatro Valdoca di cui lei fa parte,lo spettacolo si chiamava Paesaggio Con Fratello Rotto. Mi ha penetrata con un'intensità tale che anche oggi, leggendo una delle sue poesie (che qui sotto graziosamente riporto) è come se sentissi la sua voce.


Perchè il suo modo di leggere era così estremamente innaturale,una cadenza ansante,dolorifica,la sua voce distorta,tagliente. E le parole...ahi le sue parole bruciavano e facevano rabbrividire nel medesimo istante...


Mi ritrovo spesso a pensare a quanto le parole mi limitino,così insopportabilmente rigide, seriose, univoche. Per poter davvero esprimere un'emozione nel modo giusto è necessario addobbarle e sdrammatizzarle. Umiliarle per cancellare la loro arroganza,obbligarle a stare nell'angolo più sudicio. Perchè ciò che davvero conta nell'esprimere sentimento non è la parola stessa, lei non serve a nulla in sè, bensì importanti sono gli accostamenti, i suoni, le ripetizioni, i contrasti e soprattutto i silenzi. E queste maledette parole ti si vendono come la soluzione unica e fondamentale ad ogni problema di comunicazione! puah! il linguaggio si attiene all'ambito banale quotidiano terreno dell'esistenza....per tutto il resto c'è l'arte.


Ascoltate:


FUOCO CENTRALE


Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,

io sono sempre cinque minuti fa,

il mio dire è fallimentare,

io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo

all'essere e non lo so dire, non lo so dire,

io appartengo e non lo so dire, non lo so dire,

io appartengo all'essere, all'essere e non lo so dire


io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,

io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,

io non ho parole pregnanti, io non ho parole

cangianti, io non ho parole mutevoli,

io non disarticolo, non ho parole perturbanti,

io non ho abbastanza parole, le parole mi si

consumano, io non ho parole che svelino, io non ho

parole che riposino,

io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza

parole, mai abbastanza parole


ho solo parole correnti, ho solo parole serie,

ho solo parole di mercato, ho solo parole

fallimentari, ho solo parole deludenti,

ho solo parole che mi deludono,

le mie parole mi deludono, sempre mi deludono

sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano


io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo

all'essere e non lo so dire, non lo so dire, io

appartengo e non lo so dire, non lo so dire,

io appartengo all'essere, all'essere e non lo so dire


oh! ascolto!

oh! pazienza dell'udire!

oh! udire! udire!

oh! totalità!

oh! parola piena!

oh! perdita!

oh! perdita che mi caratterizzi!

oh! solitudine da cui parlo!

oh! essere! oh! esserci!

oh! cosa che non ti consumi!

oh! il tutto che ho dimenticato!

oh! discorso che non puoi essere tradito!

oh! discorso che non puoi essere tramandato!

oh! discorso che non puoi essere articolato!

oh! sapere! oh! verità!

oh! cangiante, tu, mutevole, tu sempre incinta!

oh! intelligenza dei sentimenti!

oh! il mondo della vita!


Mariangela Gualtieri, Fuoco Centrale, Bologna, I quaderni del Battello Ebbro, 1995

postinsomnia

oggi a bologna tira uno strano vento...come se dovesse succedere qualcosa...un vento inquieto,caldo,che ha fretta. ma dove vuole andare?

oggi la mente mi si riempie di pensieri senza che io lo voglia,come un rubinetto che perde...plin plin plin,pensieri che non voglio. non li voglio. non so riparare questo rubinetto,mi serve un idraulico.

oggi non mi sento io,sto rinchiusa in questo corpo che non riconosco,parlo e agisco come dietro una parete che ha le mie sembianze.

stanotte mi sono svegliata,gli occhi spalancati nell'oscurità,avrei voluto avere qualcuno accanto,ma c'era solo

questo mio corpo

scosso

infiammato

rotto.

una costruzione che crolla su se' stessa,un gatto che muore. immagini disturbate di una notte insonne,bianca di una luce irreale. i mei occhi aperti che cercavano di trovare un appiglio ma la presa non era sicura,le mie mani erano sudate.

...cado...

ma poi che succede?mi addormento. e la mattina,come un automa,mi ritrovo a fare le cose di sempre. caffè,ricevimento professore,spesa...poi di nuovo a casa. devo studiare.

angoscia: l'esserci dell'uomo in quanto progetto gettato che organizza gli enti secondo i suoi interessi,capisce di non essere "in mezzo" ali altri enti,di non far parte della loro dimensione. con questa consapevolezza egli non si sente più a casa,la sua paura è rivolta verso l'incompresibilità e l'inutilità della sua esistenza,si perde. e

...cade...

nibbo mi disse che:

l'angoscia è un ansia alla quale non diamo diritto di cittadinanza.

grazie nibbo per le tue parole mai banali.


la chiusura di Splinder

e' triste. tristetristetristetristetriste.
e io non so che fare.
credo che faro' una selezione. e quindi ecco qui.
si inizia nel lontano gennaio 2007.
buona lettura...